Il Boncio di Chiara

Il Boncio di Chiara, colline di Pesaro

I “matti” DELLA Collina
OH HAPPY FEW Hanno lasciato la costa e Pesaro, ma c’è anche chi è venuto da lontano, per costruire una felicità pratica, terrena, spesso ecologica. A cui è impossibile rimanere indifferenti.

di Michele Neri, da La Repubblica D del 16 aprile 2011

Leggi l’articolo originale:
http://d.repubblica.it/dmemory/2011/04/16/attualita/attualita/063pes73863.html

Parto da Pesaro un mercoledì a pranzo, ma trascorsi dieci minuti, appena comincio a salire sulle prime colline sopra la cittadina adriatica, diventa sabato, un sabato luminoso, ventoso, promettente di tempo senza intoppi, parole e sguardi senza fretta, con sfumature diversamente felici.

Si schiude a Occidente il Boncio
coi suoi azzurri verdi dei prati
e i fiori reclini
dalle gocce di rugiada sulle foglie nuove.
Sono tremuli diamanti nell’aria fresca delle colline
dove la mente indugia fino al sonno
interrotto appena dal balzo del bocciolo
che si trasforma in fiore.
Il Boncio di Chiara
coi suoi nidi fioriti
gonfio dei sussurri dei palpiti d’ala
con la piccola cappella del bosco
che riposa nella pienezza degli alberi.
Una musica dolce ondeggia lieve
di siepe, in siepe
al canto del grillo
e come zenzero conduce oltre il colle
oltre la valle
verso il mare di Pesaro stordito di pace.
Oh, Chiara
di cui mai potrei narrare la magia!
Aleggi immensa nella luce del tuo cielo
fin che il tuo cuore può udirne il canto
fin che la sua voce arriva nel vento
come morbido fruscìo di seta
sui cespi di biancospino e poi di viole
lungo i rami di melograno dove saltano i pettirossi.
Volteggi tra gli olimpi
con le tue fate stellate tutt’intorno
e racconti la primavera
più dolce dei miei versi.

Il Boncio di Chiara di Antonetta Carrabs – Bonaccorso ed. maggio 2011


Il Boncio di Chiara, di Antonetta Carrabs, Bonaccorso ed.

Il Boncio di Chiara, di Antonetta Carrabs, Bonaccorso ed.
www.bonaccorsoeditore.it

Comincia un viaggio, tra quanti che hanno lasciato la costa e si sono spinti di tre o trenta chilometri verso ovest, verso la terra ondulata e intrecciata di strade bianche, nomi sconosciuti, serate con vista, o che si sono trasferiti qui, dopo un lungo viaggio, geografico o esistenziale, da Trieste, Milano, Bretagna, Catalogna.

E sono diventati costruttori di una felicità pratica, terrena, spesso legata a un ecologico salto indietro nel tempo di una generazione. È velleitario e forse condizionato dall’allegro, rumoroso clima umano delle coste, da statistiche sulla sostenibilità di Pesaro e dintorni, pensare che in questa provincia ondulata delle Marche, tra i mondani colli vista mare di San Bartolo o dell’Ardizio, fino ai primi, aspri, crinali appennici dell’interno, ci sia popolo con Pil diversificato e un comune, alto indice di felicità, ma dopo un po’ di curve, l’ipotesi prende corpo.

Grazie a gente “matta”, riservata ma ospitale; nessuna distanza tra vita e lavoro, accomunati dalla ricerca di una terza strada, oltre la corsa del progresso o il suo abbandono. Con la luce giusta per pensare di essere finiti in una canzone dei Beatles, The Fool on the Hill.

Guardare le api molto da vicino

Tommaso, 27 anni e due figli insieme ad Alessandra, è rinato quando due famiglie di api sono arrivate nella sua casa di Pesaro. Ha lasciato il lavoro di imbianchino, ha abbandonato una città sterile e senza sostanza, ha cercato di fare cose con le mani, si è portato dietro, nella roulotte, famiglia e un’arnia vecchia, si è fermato qui, sulla collina delle Cesane, perché voleva un nido e lo voleva non caro. Con la capacità di restaurare da solo la casa in cui vivono (i comfort ci sono, ma solo se conquistati e non come dato acquisito), e una furibonda passione per l’apicoltura biologica.

Le api sono il futuro, mi piace star loro vicino, riportarle a una selezione naturale. Le voglio aiutare, andando a cercare ecotipi in cui possano sopravvivere. Cioè caricarsi in macchina le cassette di api, che quando poi trovano il fiore migliore – per quello di eucalipto il viaggio è fino in Puglia – parte il primo insetto, si orienta e poi richiama le altre.

Significa dividere il casolare con i vicini, lei tedesca, lui di Pesaro, i loro tre figli; un cortile dove tutto è in comune, dove arriva da una casa vicino Gregorio, fratello minore di Tommaso, e il suo cavallo si mescola a bambini che sembrano piccoli cavalieri medievali.

Tutti sostenuti dal miele, venduto soltanto nel mercato locale e attraverso i Gruppi di acquisto solidale, i Gas, uno degli invisibili pilastri di queste colline. Una vita inventata giorno dopo giorno Hanno più o meno la stessa età di Alessandra e Tommaso.

Ma a parte questo e un’operosità senza orari, cambia tutto quando si arriva da Clio, nata in queste terre, e Vincenzo, napoletano. Siamo più a nord, quasi al confine con la Romagna, sulla strada che va da Gradara di “Paolo e Francesca” a Tavullia di Valentino Rossi.

Per udir che così fosse
ebbi a divenir nuvola sopra il monte
e mentre dipartii in tal codesto loco
parvemi più alta tanto quella sua veduta.
M’affacciai sull’acque e quivi fui perduta.

Un angolo di Messico, tra palme, vetrate inverdite, una piscina scavata in una duplice, slanciata piattaforma di cemento. È una coppia fortunata quella che vive nella casa costruita dal papà di Clio, l’architetto pesarese Marco Gaudenzi. La figlia è attrice teatrale, esperienze diverse, inclusa la tournée con Emma Dante e il suo Le Pulle, ora protagonista insieme alla mamma di una compagnia di teatro che si chiama Mestieri Misti.

Stare qui è abitare vicino al vecchio allevamento di scimmie del prozio marinaio, ora novantenne con le mani ancora nella terra; è sapere che c’è un pianoforte, i giochi prima sezionati e poi riassemblati da Vincenzo, un laboratorio dove si può recitare, ballare, suonare, un palco sul tetto di cemento, davanti cento chilometri d’aria, San Marino, Romagna, mare e nuvole.

Come riassume Clio, tra queste mura di cui vorrebbe fare un luogo di incontro per arti varie: Viaggi, fai, ma sai che in realtà qui si sta bene, così bene che ti chiedi perché fare qualcosa? Anche quelli che se ne vanno, poi ritornano.

I giorni tranquilli del Boncio

Scendendo qualche chilometro verso il mare, una collina con nome da insetto di cattivo umore, il Boncio. Per centinaia di melomani, scoprire nel 1984 la prima, famosa, rappresentazione del Viaggio a Reims di Ronconi/Abbado al Rossini Opera Festival di Pesaro, ha spinto all’esplorazione di questa terra dolce, riservata come si addice a chi è in silenzio e ascolta.

Tra questi, Chiara Gelmetti, milanese, viaggiatrice solidale, che offre la sua idea locale di felicità: Puoi fare il bagno di giorno, risalire, e poi la sera andare all’opera in lungo e in motorino. È bastato un bagno sotto al San Bartolo (la collina parco naturale a ridosso di Pesaro) e la scelta è stata immediata.

Poi sono arrivate le scoperte, che ricorda davanti a un gigantesco cespuglio di viburno: Si sente la Romagna pazza qui dietro, arginata dalla serietà pesarese. Ogni piccolo centro ha un teatro, è il Montefeltro! Questa terra è come il Quattrocento, un crinale. E qui ha portato da cinque anni la sua passione per la danza antica, dal Medioevo al Barocco, insegna in un annesso sopra le forsizie e gli ulivi, vengono da tutto il mondo, per la scherma antica, per la danza, il canto. Insegna anche nella vicina Gradara. È sorpresa di come sia stato facile interessare ai suoi progetti il Comune.

Mentre insegue pecore e capre bianchissime, Marina Marini, da dieci anni esiliata sul perduto Monte Paganuccio, oltre Fossombrone, non lontano dalle gole del Furlo, e aspetta che il marito Roberto svolga una delle rotoballe per nutrire il gregge, ricorda ridendo quando tutti, nel 2001, le dicevano: Ma come, cinque anni di economia e commercio per fare il pastore!. Non è inconsapevole dell’estremismo della scelta. Roberto viene da una famiglia contadina. Ma non è servito a molto. Perché, si tratti di allevamento, di produzione di ortaggi, Sangiovese senza solfiti, legumi o grano, nell’azienda agricola di Colle Baeto, il problema è che occorre saltare indietro di una generazione. Abbandonare le scelte di sfruttamento intensivo, le monoculture industriali, il glutine messo a palate e scegliere per tutto la via biologica.

Inventarsi: agricoltori, trasformatori, venditori; collegarsi con il mercato locale e i Gas. Significa partire con 40 milioni in tasca e fare un mutuo per 480, non essere mai andati via per più di mezza giornata in dieci anni, aver fatto nascere le due figlie, due e quattro anni, in casa, non averle vaccinate, vuol dire cercare grani di cent’anni fa; avere come vicini altri matti, un anarchico trevisano in roulotte, un inglese che vive sempre solo.

Tra strani ci si ritrova su queste colline

A colpirmi è una frase: Noi diamo un nome alle cose, non riusciamo più a parlare con chi non è preciso. Altri “matti” a quota più bassa, vicino a Barchi. Con la tuta uguale, appena scesi dal trattore, Antonio ed Emilio, “un designer e un grafico” fuggiti dagli uffici milanesi e piombati qui, senza esperienza, nel 2008, con duecentomila euro chiesti in prestito, un posto fisso lasciato in una società di packaging, un figlio appena nato a testa, una passione per la biodinamica, e una scelta: Provare a fare qualcosa secondo i criteri di sostenibilità. Qui, indicando una vasto campo in leggera discesa, tutto deve essere vivente, e aiutare l’autodifesa delle piante. La felicità? Il lavoro fisico, Vedere la serra piena. Paura? Il mutuo (sembra l’unica domenica di questo sabato delle colline). Il sogno? Come nell’esperienza francese di Terre de liens, cercare uno scambio più in grande: offrire il cibo per un anno a cento famiglie, in cambio dell’aiuto a costruire una casa qui. Saremmo i loro contadini.

Altri “matti”, meno organizzati

Se l’azienda Mega di Emilio e Antonio mostra qualcosa di acerbo ma stabile, il piccolo gruppo di nomadi insediati in sette più sei figli (due di questi in arrivo) nel microvillaggio di Caimercato, sulle colline vicino a Fossombrone, ha solo l’acerbo.

Nelle case in pietra che dividono con otto vecchi del luogo, che gli hanno detto subito, scandalizzati, ma che ci venite a fare qui, coltivano l’autosussistenza e l’orto sinergico, con l’idea favolosa che non si deve lavorare la terra, dovrebbe fare tutto lei da sola; hanno da vendere aglio, lenticchie, cipolle e pane. Gabriele, che era educatore a Milano, costruisce giochi in legno; tutti fanno wwoofing: si appoggiano a una rete internazionale che avvicina chi è disponibile a essere ospitato, in cambio di mezza giornata di lavoro gratis, in una azienda agricola organica.

Felice a Caimercato è il vento che sale dalla valle, sfiorando una delle abitanti della comune che torna a casa come in un film francese, la tranquillità con cui anche qui i bambini nascono in casa, senza tagliare il cordone ombelicale, ma lasciandolo seccare. L’affitto della casa a 80 euro. Forse perché hanno molto tempo, lo usano anche per cercare di arrivare tra di noi a una comunicazione non violenta; senza critiche, giudizi, moralismi.

Cose fatte bene e la casa degli artisti

Appollaiata sopra la statale 73bis, che taglia il paese all’altezza di Fano e Grosseto, una bella casa in pietra. Qui, a Canavaccio, lo scultore romano Pino Mascia vive dal 1989. È stato lui a ristrutturare casa insieme alla moglie americana Mary. Insegna a Urbino, all’Accademia di Belle Arti, un’isola felice.

Ha un’idea precisa del lavoro (solo opere pubbliche), dei materiali (che conosce molto bene, da quelli tradizionali ai sintetici). Dell’ospitalità: la casa diventa in estate un bed & breakfast, ma pur grande, l’affitto solo a gruppi di quattro persone perché devono stare in pace!. Di questa collina ama la luce giusta, non opprimente, che lascia respirare gli oggetti, questa pace luminosa è il meglio forse dell’Adriatico.

Qualcosa di questa luce anima La casa degli artisti di Andreina De Tomassi a Sant’Anna del Furlo, impegnata nella difesa dell’arte e della natura. In arrivo la seconda edizione di “SPLASH”, progetto di Land Art con artisti internazionali distribuiti tra le colline.

Arrivo che il sole tramonta sopra un piccolo porto di mare, un angolo che si oscura lentamente con tre punti di luce: un forno a legna dove tre donne preparano un pane che domani venderanno al mercato, un’arnia trafitta dal sole arancio del tramonto, un raggio preciso sulla piccola stalla.

La fattoria dei Cantori, su una collina vicino a Urbino, ha un padre triestino che di cognome fa Podgornik, una mamma catalana che di nome fa Montserrat, due figlie scatenate, persone che arrivano e si fermano mesi a imparare a fare pane e miele. Celebrano la pasta madre, i nomi dei tipi antichi di grano, il “bolero” per la forza, il “gentilrosso” per il sapore.

La felicità è raccontare della gioia dei bambini con e senza handicap che vengono qui per imparare. E sapere che arriverà un mulino nuovo.

Cenare con sotto una piccola Los Angeles

Le prime colline dietro Pesaro, il monte San Bartolo (parco naturale), le frazioni di Santa Veneranda e Novilara, il monte Ardizio, sono quartieri arrotondati di una città extralarge, vista mare e vista Piazza del Popolo. Tra le forsizie davanti al blu, viveva Pavarotti, ora arrivano russi elicotterati, il tenore del Festival di Rossini, Florez.

Rifatte al contrario le curve strette e assolate dell’interno, ci si può fermare a guardare il nostro mare pacifico. E provare le tradizionali piade dai poderosi poteri onirici di “Maria” a Novilara. Ricordare un’acqua ancora ricca di pesce davanti a voi, quando da “Gennaro” vi portano il brodetto, sulla litoranea di San Bartolo. Scegliere se bere in grande, festosa, compagnia, e vedere il mare di velluto senza la città (al “Sorpasso”) o la città illuminata senza il mare (alla “Capannina”, entrambi sul Monte San Bartolo).

Raccogliere fiori e piante sui prati di San Bartolo, tra gente che sembra felice, guidata dagli esperti del Parco naturale o raccogliere stelle, la notte di San Lorenzo, in una delle piane più romantiche della collina di fronte, l’Ardizio. E se non sei felice, comunque l’avrai desiderato.

L’allegra tribù del miele

Tommaso, 27 anni, guarda il frutto della sua passione, il miele. Condivide con Alessandra, i due figli e la coppia – lei tedesca, lui pesarese – e i loro tre figli, questo casolare sul colle delle Cesane, verso Urbino. Ha una passione sconfinata per le api e per farle vivere al meglio: sia per cercare di aiutarle ad adattarsi all’epoca moderna, sia per ricavare un miele perfetto. Ha cominciato due anni fa con un’arnia vecchia e pensa di arrivare a vedere i risultati tra due anni. Gregorio, fratello minore di Tommaso, arriva a cavallo dalla sua casa insieme al più grande dei figli di Tommaso…

Messico, nuvole e recitazione

A pochi chilometri dalla Tavullia di Valentino Rossi, quasi al confine con la Romagna, la villa moderna dove abitano Clio Gaudenzi e il fidanzato Vincenzo. Lei è un’attrice di teatro, ha recitato con Emma Dante e ha da poco fondato (a Pesaro) la compagnia Mestieri Misti. Lui l’aiuta negli allestimenti e interrompe il silenzio della casa smontando e poi riassemblando vecchi giocattoli. In questo loro grande spazio sopra la pianura ospitano artisti e performance di ogni genere.

Via dalle vacanze, non dalle caprette

Marina Marini, insieme al marito Roberto, gestisce l’azienda agricola biodinamica Colle Baeto, sul Monte Paganuccio. Allevano anche 60 pecore e 20 capre e per questo non possono mai abbandonare la loro collina. In dieci anni non sono mai riusciti ad allontanarsi per più di mezza giornata. Ma la preoccupazione è un’altra, il mutuo per pagare gli investimenti.

Marche, Parco naturale Monte San Bartolo

Marche, Parco naturale Monte San Bartolo
www.parcosanbartolo.it

Due asini come tosaerba

Nel parco naturale di Monte San Bartolo vivono diversi asini in
semilibertà. Se uno ha una villa con giardino, come nel caso del regista Mauro Santini e della compagna Monica, può accoglierli per un paio di mesi. Unica condizione, lasciarli liberi di mangiare qualunque cosa cresca e dar loro da bere. Trascorso il periodo, il prato è liscio come un bowling.

I pesaresi, anche se per arrivare al San Bartolo non ci mettono più di un quarto d’ora (a piedi sono tre chilometri), considerano spesso la casa in collina una seconda casa, dove rifugiarsi per sopravvivere allo “stress” cittadino.

L’illusione di una metropoli

Dalla casa a Santa Veneranda di Umberto e Andrea Bocci, gemelli ventottenni, uno cuoco, l’altro tecnico navale, Pesaro di notte sembra estendersi per chilometri.

—di Michele Neri


Condividi Zeroconfini
Facebookmail
Pubblicato in Pubblicazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.