La Musica delle Parole, 10 febbraio 2010

Musica Parole illustrazione

Se solo fossi un albero

…là dove tutto il mondo si incontra in un nido

Senza tregua
l’albero prende lo slancio
e freme con le sue foglie,
le sue infinite ali.
—André Suarès

La musica delle parole
Reparto di Ematologia Pediatrica
Mercoledì 10 febbraio 2010

Diario

Stamani ho incontrato per la prima volta Patrik. Ha 14 anni e scrive poesie.

Musica Parole, illustrazione

Monet

Con lui l’inseparabile amico Ciak, un pupazzo di stoffa colorato , tutto testa, con grandi occhi e un cappello a righe. «L’ho trovato una mattina nel mio letto, qui in ospedale, non so chi me l’ha lasciato. Da allora è sempre con me. Mentre ascoltavo la TV ho sentito ripetere la parola Ciak, mi è piaciuta e così ho deciso di chiamarlo Ciak. A lui sto affidando i miei pensieri di adesso.» mi confida Patrik.

Il tema di oggi verterà sugli alberi.

Patrik mi dice che è molto bello parlare degli alberi. Mi ascolta con attenzione.
Patrik sceglie questa immagine del bosco in autunno che si colora di rosso e i versi di incipit.

Musica Parole, illustrazione

Sono qui per crescere e diventare albero
sotto l’ombra di altri alberi impariamo ad amare il sole.

L’albero di mele rosse

Vorrei essere un albero dai rami lunghi
un albero di mele rosse
che ospita tutti gli animali.

Vorrei tra i miei rami gli uccellini che fanno il loro nido
gli scoiattoli che vivono nel mio tronco
e il mio amico Ciak che vive nel cespuglio.

Un albero di mele rosse in un bosco fiorito
con l’aria dal profumo di mille fiori
di tutti i colori.

Sono un albero felice perché ho tanti amici.
—Patrik, anni 14



Gian Paolo è un ragazzo che ho incontrato molte volte. Ama la natura, in tutte le sue manifestazioni. «La natura mi dà forza, in lei trovo l’energia e la gioia.» mi dice. Sceglie i versi di Rainer Maria Rilke Ascolta l’ininterrotto messaggio / che dal silenzio si crea.

L’immagine di Monet racconta un luogo di natura ventoso. Il colore azzurro degli alberi s’infrange sulle chiome, scuotendole in un vortice di danza. Gian Paolo decide di raccontare un episodio di qualche tempo fa che gli sta molto a cuore.

Sento che il mondo entra in me
come i frutti che mangio.
È vero, mi nutro del mondo.
——Pierre Albert Birot

«Dopo un lungo periodo in ospedale» mi dice «riuscii ad andare a casa per qualche giorno. Era tale la mia gioia che non riuscivo a contenerla. Appena fuori dall’ospedale, la prima sensazione di libertà mi fu data dall’aria che sentivo sulla faccia. Era da tempo che non avvertivo il vento. Una sensazione di leggerezza mista a libertà. Ero libero, finalmente! O almeno per poco. Appena superato a piedi il bar dell’ospedale sono corso ad abbracciare un albero. Non un albero grande, quello più piccolo, in modo tale da poterlo abbracciare meglio. Non so descrivere quel fuoco che scorreva fra me e lui. Ho avvertito la sua voce, il suo calore, la vita.»

Ho abbracciato un albero

È giovedì sera
sono nella mia stanza ospedaliera
aspetto la fatidica risposta del dottore.

All’improvviso lui entra
e con un gesto della mano
mi fa capire che sono libero di andare.

Mi alzo di scatto
mi vesto rapidamente
e in pochi minuti sono fuori dall’ospedale.

Sento aria fresca nel mio viso
che mi fa sentire leggero e mi unisce con la natura
sento il forte bisogno di abbracciare un albero.

Mi fermo davanti ad un alberello e lo abbraccio
fortemente
sento il fuoco scorrere nel mio profondo.

Poi viene mia zia Rosalia che mi vede e mi dice:
«Paolo! Non fare lo stupido, lascia subito quell’albero.»
Io le rispondo:
«Zitta, zia. Non capisci!»
In quell’abbraccio io avevo avvertito l’amore per il mondo.
—Gian Paolo, anni 16


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