La poesia come possibile terapia Marcello Cesa-Bianchi e Alessandro Porro

Al giorno d’oggi, il tema della medicina narrativa appare ai nostri occhi ammantato di sfavillante modernità, al fianco di tutti i prefissi determinanti l’atto terapeutico posto in rapporto con l’arte o le arti: vedansi lo stesso, omnicomprensivo termine di arte-, ma anche musico-, teatro-, danza-terapia, e potremmo dilungarci nella ricerca di termini e definizioni sempre più specifiche.

Va da sé che le radici di questa presunta modernità sono assai remote e nei quasi tre millenni della medicina della nostra civiltà occidentale tutti questi aspetti hanno trovato un loro specifico luogo d’incontro, all’interno del complesso rapporto terapeuta-paziente (o medico-paziente, o curante-paziente).

Trattare di poesia come possibile terapia, significa cercare di contestualizzare una forma letteraria specifica – quella poetica – nell’ambito di tutte le gamme caratterizzanti il rapporto con il paziente.

Allora, si potrà inizialmente affrontare il tema più vasto della letteratura (il contenitore) per poi giungere alla poesia (il contenuto).

Medicina e letteratura riconoscono una lunga storia che le accomuna

Il primo spunto di riflessione (ovvero il primo punto di osservazione) può essere quello rappresentato dai letterati che scrivono anche di medicina: figli del loro tempo, ce ne trasmettono la percezione, l’immagine, fotografano quanto perviene a caratterizzare la mentalità individuale e collettiva e da questa viene influenzato.

I letterati di ogni tempo hanno parlato, descritto con attenzione e dovizia, varie malattie, fisiche e psichiche; hanno spesso avvicinato, attraverso il linguaggio narrativo e poetico, la pratica e la cultura medica alla conoscenza di molte persone.

I grandi temi della vita come la salute, la sofferenza, i sentimenti, le passioni, il nascere e il morire sono stati affrontati nella prosa, nel teatro e nella poesia.

Molte volte gli scrittori hanno anticipato, espresso concetti che sono stati successivamente elaborati dalle scienze psicologiche

Romanzi, racconti, aneddoti, commedie, tragedie, poemi, poesie parlano dell’essere umano, ne esplorano l’animo, le sue caratteristiche, cercano di coglierne la profondità, di svelarne il mistero.

Attraverso le vicende narrate di personaggi, delle loro esperienze e parole i letterati ispezionano, intuiscono, esaminano la condizione esistenziale dell’uomo, fra gioie e dolori, benessere e malattia, smarrimenti e serenità.
Il secondo spunto di riflessione è quello che ci ricorda che è possibile anche il verificarsi della condizione opposta, giacché molti medici hanno scritto brani, opere letterarie, più o meno affermate.

E non si tratta del un sottoinsieme di chi è anche – magari incidentalmente – medico, ma di chi, da medico, si propone di rendere un’immagine della società: in questo contesto, anche la casistica scientifica può, ammantandosi dell’analisi sociale, rendercene un’immagine precisa.

Come in un rimando di specchi, quindi, letterati e medici si incontrano e si parlano, ci incontrano e ci parlano

Nella letteratura e nella medicina si esprime il desiderio di sapere, di capire, da sempre. Artista e medico ricercano la verità – la loro verità che spesso è una parte della nostra – nella realizzazione di un’opera: raffigurativa, descrittiva e curativa.

La sensibilità verso il dolore, il sentimento, la vita uniscono medicina e letteratura

Vi sono biografie di medici che riflettono la dedizione profonda al loro lavoro, alla cura dei loro assistiti e storie di letterati alla continua ricerca dello spirito umano, della sua dignità e libertà.

Scriveva Dante, rivolto a se stesso, nel XXIV Canto del Purgatorio:
“I’ mi son un che, quando / amor mi spira, noto, e a quel modo / ch’è ditta dentro vo significando”.

Nascono dentro l’animo le parole per esprimere la natura dell’uomo, i suoi significati

Si incontrano medicina e letteratura, il medico e il letterato nell’esercizio della parola per lenire, sostenere ciò che appassiona, coinvolge, affligge la vita di una persona, la propria o quella di un altro.

L’espressione del pensiero in un testo letterario, in un’opera d’arte, la cura di un malato comunicano e realizzano una parte si sé. Medicina e letteratura si manifestano, si compiono affiancando, comprendendo un altro, un proprio simile, sano o sofferente.

Arte e scienza sorgono, camminano e terminano nella storia e nella vita dell’uomo, affiorano e si determinano nell’esperienza di una persona per proseguire, a volte, in quella di molti altri, anche per un tempo indefinito.
Il compito principale della medicina è di prevenire e curare le malattie, le sofferenze del corpo e della mente. Non è sempre facile, non sempre si riesce.

Talvolta mancano i mezzi, strumentali ed economici, conoscitivi e culturali.
La ricerca è la spinta fondamentale per approfondire il sapere, chiarire i dubbi, superare le difficoltà e i limiti, aprire nuovi orizzonti e speranze ai malati, ai loro familiari, a chi li assiste.

La letteratura ha rappresentato in varie occasioni la lanterna, il sismografo della conoscenza, in molti campi, compreso quello della medicina.
Il passo successivo introduce necessariamente la figura del paziente.

Una buona lettura ha un effetto terapeutico, come l’ascolto di un brano musicale, come la parola, lo sguardo e la partecipazione del medico alla sorte del suo paziente

Tuttavia, il tema che maggiormente ci interessa, nel presente contesto, è quello della poesia, del suo ruolo terapeutico, delle sue possibilità in casi di particolare fragilità o disagio.

Per esempio, l’affermazione dell’arte terapia, che si va sempre più estendendo nelle istituzioni per anziani, e la rilevanza acquisita anche in ambito terapeutico dalla creatività costituiscono un presupposto essenziale per la stimolazione alla realizzazione poetica, avviata in un progetto internazionale di ampio respiro.

Sotto l’aspetto psicologico, è possibile rilevare che la creazione poetica può rappresentare un elemento essenziale per consentire che l’espressione della propria individualità concentri il pensiero della persona, distaccandolo dalla disabilità e dalla patologia.

Ci si può soltanto domandare se questa possibilità – di realizzare una poesia – riguardi tutti o soltanto coloro che abbiano una tendenza potenziale in tal senso.

Per chi non possiede tale predisposizione, è necessario evitare una forzatura che potrebbe avere delle conseguenze negative.

Sembra quindi opportuno esplorare nella mente della persona per cogliere la sua predisposizione a comporre una poesia, eventualmente concordando l’argomento e interrompere l’operazione nel caso si presentassero problemi.

Si tratterà anche di verificare, a poesia composta, il risultato che pare si sia acquisito, elencando accanto agli effetti positivi, anche quelli eventualmente negativi, in termini sia di obiettività che di soggettività.

Riteniamo di particolare interesse compiere ricerche sulla composizione poetica in età senile, dove si può presumere che le persone possano particolarmente avvantaggiarsi di questa possibilità, migliorando in molti casi il processo di invecchiamento.

Il modello progettuale internazionale di ampio respiro a cui si faceva cenno, fa riferimento ad una forma di poesia svincolata dai limiti imposti dalla rima o dalla metrica, dalla sintassi o dall’ortografia; una poesia in grado di incidere sul reale, al punto di modificare il nostro sguardo e il nostro modo di concepirlo, definita come verso libero.

Molte appaiono le assonanze con alcune esperienze poetiche proprie delle nostre regioni all’inizio del Novecento

Viene alla mente – mutatis mutandis – l’esperienza della poesia futurista: essa era liberata dalle regole della grammatica, dell’ortografia, della punteggiatura, destrutturata e ricomposta, ma era collegata alle esperienze di novità di quel tempo che ci appare lontano.

Oggi il mondo è mutato, ma il valore intrinseco della poesia non muta, ed anzi appare di maggiore utilità proprio in relazione alle persone con maggiore fragilità, o quando la guarigione o la risoluzione del problema non appaiono più possibili.

— Cesa-Bianchi M., Prefazione, in: Medicina e letteratura. A cura di Carlo Cristini e Alessandro Porro, Rudiano, GAM, 2007, pp.7-8.


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