OLTRE I CONFINI – novembre 2018 carcere Sanquirico di Monza

OLTRE I CONFINI – novembre 2018 carcere Sanquirico di Monza

E’ uscito, con IL CITTADINO di Monza, nei giorni giovedì 22 e sabato 24 novembre, il secondo numero del nostro giornale OLTRE I CONFINI. In apertura, la testimonianza di Alberto e il difficile rapporto con suo padre. La redazione del giornale, composta da Andrea, Luigi, Paolo, Erminio, Alberto, si riunisce tutti i lunedì nella biblioteca del carcere Sanquirico di Monza, sotto la guida della nostra presidente Antonetta Carrabs. Si definiscono cacciatori di aurore in un giardino di ortiche i detenuti della redazione: Siamo cacciatori di aurore in un giardino di ortiche, uomini che sfidano l’oscurità per immortalare attimi meravigliosi, viaggiando nel tempo e con lo sguardo rivolto all’infinito. Uomini che sono costretti a lottare con la solitudine, esplorando le proprie profondità e complessità dell’animo. Uomini che, con tutta la loro umanità raccontano le loro storie da dietro le sbarre.

I COLORI DELLA VITA di ALBERTO

E’ difficile raccontarsi con le parole giuste. E’ difficile carpire ogni sfumatura dell’anima, cogliere ogni riflesso dei colori che compongono il prisma della nostra vita.

Inizierò dal rosso, il colore dell’amore. L’amore!  Quello che credi sia il sentimento più forte. Lo si prova in diversi modi: all’inizio t’innamori della mamma, poi della ragazza dei tuoi sogni e crescendo t’innamori della vita o almeno così dovrebbe essere.

A volte, come nel mio caso, ci provi con tutte le tue forze ad amarti ma non ci riesci mai appieno. Da bambino ho assistito a scene che nessun bimbo dovrebbe vedere. Vedere la propria mamma colpita con violenza dalla persona che avrebbe dovuto amarla. Ho provato e provo al ricordo un senso di rabbia fortissimo. Non riesco a capire perché mio padre, la persona che mi ha messo al mondo e che dovrebbe essere un esempio per me, possa diventare un animale senza vergogna. Sono cresciuto con questa rabbia dentro che mi ha obbligato a conoscere altri due colori del prisma dell’anima: il nero e il grigio. Il nero rappresenta l’ira, il grigio la depressione che ti assale.

Poi divento grande e mi innamoro. Cerco di pensare che almeno io possa essere migliore di chi mi ha messo al mondo. Ci provo. Metto tutto me stesso, ma mi accorgo che non sempre le fiabe sono a lieto fine. Per sedare la rabbia e la delusione che, nel frattempo cresce più forte dentro di me, cado nel mondo senza colore della droga. Il mondo della droga è un posto che ti cancella ogni briciolo di emozione residua. Il prisma della mia anima è diventato in quel momento trasparente. Non esistevo più. Non aveva senso più nulla per me. Pensavo di aver già perso tutto. Incominciai ad essere spietato: l’unico fine era non pensare. Usai le persone come mezzo per arrivare ad uno scopo. Vivevo nell’indifferenza più totale, in completa assenza di sentimenti. Solo la cocaina mi poteva comprendere, consolare, amare. Nel frattempo mi allontanavo da tutto e tutti, mi isolavo “dentro”. La mia anima non volava più, era incollata ad un cannino. Poi è arrivato il carcere. Uno stop a quella spirale di violenza infernale. Di colpo mi sono trovato ad essere sobrio, a pensare davanti ad uno specchio alle azioni che avevo commesso. Ho avuto tempo per riflettere. Poi una fredda mattina di febbraio il giorno della svolta: mi chiamano per il colloquio familiare. Era venuto a trovarmi mio padre. Mi aspettavo un colloquio violento, invece mi si sono riaccesi i colori dell’anima. Ho visto mio padre piangere per me per la prima volta, preoccuparsi veramente per suo figlio. E così, invece di scaricargli addosso tutta la rabbia che avevo in corpo, ho scelto di abbracciarlo consolarlo e perdonarlo. Col perdono ho superato il mio pregiudizio nei suoi confronti. In quel momento il bianco del perdono ha riacceso i colori della mia vita. Oggi, a più di un anno dall’incontro grazie a quell’abbraccio, ho iniziato un lavoro di introspezione che mi ha portato a lasciare andare la rabbia. Ho incominciato a riempire il prisma dell’anima di emozioni positive e di colori accesi. Ho riacquistato i sentimenti e non vedo più le persone come oggetto. Ho incominciato a riaprirmi al confronto con gli altri, ma soprattutto sono tornato ad amarmi e ad amare. Ho incominciato a farlo dalla mia famiglia. Ho cercato di migliorarmi ogni giorno facendo tutti gli sforzi possibili per cambiare la mia vita in positivo.

P.S.: ci tengo a precisare che ancora oggi il rapporto tra me e mio padre è lontano dall’essere chiamato tale. Non provo più rancore nei suoi confronti. Il perdono è un percorso lungo e difficile ma degno di essere compiuto.

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