Terzo numero del giornale Oltre i confini

MARZO 2019

Il Cittadino di Monza e Brianza pubblica il terzo numero del giornale Oltre i confini.

La redazione del carcere Sanquirico di Monza è coordinata da Antonetta Carrabs che incontra i detenuti ogni lunedì dalle 13,00 alle 16,30.

Un profumo di caffè accende la mattina
è una buona mattina
un sorriso accoglie il tuo levarti dal letto
un bacio il tuo arrivo in cucina

sarebbe bello se fosse sempre così
purtroppo il tempo cambia le cose

quello che era speciale è diventato normale
quello che era amore è diventato routine
il desiderio e la passione sono diventati gesti meccanici

poi, col tempo, i ricordi passati riemergono
l’amore ritorna nel volto dei tuoi figli che ti ricordano lei
la gentilezza di un suo gesto, i suoi occhi stanchi
e sai che l‘ amerai per sempre
EB

PERCHE’ SCRIVIAMO?

Per movimentare il dolore, per fare riaffiorare in noi la lotteria delle emozioni attraverso l’estrazione di minerale verbale e per far sì che il ricordo delle nostre sensazioni non duri solo un battito d’ali. Scriviamo perchè i nostri pensieri non siano abbandonati in uno scaffale vuoto di oggetti smarriti e non muoiano di proprietà privata, ma siano corredo di pubblica utilità.

PAROLE DI VITA INTERIORE

Finchè respiri non è mai finita, non importa che cosa tu abbia fatto, o cosa gli altri hanno fatto a te. Tutti abbiamo una forza tale in noi da farci lasciare alle spalle tutto e tutti. Già gli antichi conoscevano il potere lenitivo delle parole e gli affidavano proprietà curative che noi abbiamo dimenticato. Io che temo il confronto, mi arrendo al minimo accenno di disaccordo. La mia peggiore paura sono le discussioni. Faccio di tutto per evitarle. Sorrido nonostante la rabbia e lascio tutto agli altri. Poi resto a cuocere a fuoco lento e il tutto si aggraverà fino a quando esplode un altro giorno o rimane a covare sotto la cenere, provocandomi un dolore non visibile. Mi chiedo sempre che effetto possono avere sulle persone i termini che utilizzo. Quello che dico o viene detto ha un peso e può avere un risvolto positivo o negativo sulle persone. L’immaginazione è un incantesimo affascinante ma rischioso per chi è obbligato a essere realista e le parole possono diventare un veleno quando si è destinati a essere ridotti al silenzio. Le parole possono cambiare il destino di chi le pronuncia e di chi le ascolta. Le trattiamo con leggerezza, utilizzandone troppe, scegliendo quelle sbagliate, esprimendoci in un momento poco opportuno o con modalità indotte dalla situazione. Con il rischio, nel contesto in cui vivo adesso, di mettere a dura prova le relazioni con gli altri. Spesso e volentieri non ascoltiamo il nostro interlocutore e interveniamo con commenti e domande fuori luogo. Altre volte ci si sente turbati dalle parole dell’altro; subentra il nervosismo e si finisce per parlare di getto, senza riflettere. C’è il rischio che ciò che diciamo possa risultare indelicato e offensivo. Dobbiamo riscoprire il vecchio ammonimento di contare sino a dieci prima di proferire parola. Non rispondere di getto a quella che sembra una provocazione, non dare libero sfogo a lamenti e recriminazioni può far sciogliere come neve al sole i conflitti. Dobbiamo affinare la capacità di metterci nei panni altrui. Immedesimarsi nella persona che hai davanti, riconoscendo la sua umanità, la sua individualità e i suoi punti di vista. Abituarsi ad interessarsi alle persone perchè ciascuno ha una storia da raccontare. Bisogna imparare ad ascoltare senza pregiudizi. Va benissimo stare in silenzio, purchè sia un silenzio in ascolto dell’altro e non un silenzio vuoto e distratto che comunica disinteresse. Io amo trasferire i miei pensieri sulla carta perchè ho il giusto tempo di riflettere e di scegliere le parole.

Paolo

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