Parole di cuore: Davide Steccanella

Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori

SATISFICTION

Zeroconfini Onlus

CARTHUSIA Edizioni

Parole di cuore si realizza attraverso un ciclo di incontri presso l’ambulatorio pediatrico della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dove alcuni scrittori e giornalisti incontreranno i bambini con i quali leggeranno e inventeranno nuove storie
Davide Steccanella, avvocato

Davide Steccanella, avvocato

19 GIUGNO 2013, ore 10:
Davide Steccanella, avvocato

Alla fine Davide mi ha dato anche l’ippopotamo

Come ogni giovedì, per tutto il 2013, all’Istituto dei Tumori di Milano gli scrittori diventano “lettori volontari” per i bimbi. Oggi ci ha intrattenuto Davide Steccanella: leggete cosa ha scritto perché non solo tocca il cuore di chi è malato, ma di ogni essere (umano).

È un giovedì mattina a Milano, fa un caldo pazzesco, prendo il motorino e mi avvio con un libro illustrato di fiabe La coda della volpe e un paio di occhiali (non si sa mai, vista la ormai incipiente calata della vista, non voglio fare brutta figura). La meta stavolta non è il solito studio dove faccio l’avvocato ma un indirizzo che mi ha dato il mio amico Gian Paolo Serino, vado a trovare dei bambini, mi ha detto, che non conosco, per leggere, a loro appunto, quella fiaba albanese (c’è scritto che viene da lì) che mi sono (anche qui non si sa mai) imparato a memoria.

Mi aspetta alla entrata una gentile e simpatica signora bionda che mi conduce nei complicati corridoi che pure non conosco e alla fine arriviamo al luogo previsto. È una stanza grande con molte porte sui vari lati, colorata e piena di disegni e di giochi e soprattutto di bambini, piccoli la maggior parte, ma non solo, ci sono anche ragazzi più grandicelli e soprattutto ci sono anche tanti genitori.

Altra signora, pure molto simpatica e gentile che si capisce che lavora lì perché ha una specie di camice seppure pieno di orsetti che le penzolano davanti, mi accoglie e mi fa sedere ad un tavolino di legno, basso ma non troppo, e comincia a dire ad alcuni bambini che adesso si leggerà una bella fiaba che parla di animali.

Metto sul tavolino la fiaba pieghevole bene in vista ed aperta per fare vedere prima le figure di quegli animali di cui a breve si racconterà, e piano piano arrivano e cominciano a sedersi intorno a me. Sono un po’ emozionato quando inizio a leggere di una gara per votare la più bella coda della foresta, io lo so che vincerà la volpe, loro non lo sanno e non voglio che lo scoprano subito.

Mi ascoltano e guardano ogni tanto la mamma ed il papà che sono sempre lì vicino, e io smetto di leggere perché il resto glielo voglio raccontare, mimando un po’ la scena, quella volpe che poi perderà parte della sua bella coda per colpa di alcune galline, o meglio di una trappola messa apposta dal proprietario uomo di quelle galline per proteggerle dalla voracità della neo-eletta miss coda.

Si ride, si gioca, il più piccolino è Raul, bellissimo, molto ordinato, mi dice il suo papà che gli somiglia meno della sua mamma che invece ha il suo stesso sorriso, ha molte macchinine e me le fa vedere, ha anche quella della polizia e della GDF e così gli dico che gli manca solo quella dei carabinieri, ci pensa e gioca con quello che ha, anche con una specie di pongo che non si chiama, mi dicono, più così, ogni tanto va via coi genitori e un signore; entra in una delle tante porte da cui escono ed entrano vari bambini coi genitori e si intravedono altri camici, ma poi torna, ha voglia di sapere cosa succede alla volpe e glielo sintetizzo a fiaba finita.

Il più grande è Ramon che sa giocare anche al labirinto che è il gioco pare più difficile e vince, ed è il primo a disegnare un bellissimo leone che poi mostra tutto contento al suo papà. La mamma rimane seduta su una panca non si avvicina, non è nel suo paese, e così lascia andare avanti i suoi due ometti anche per lei.

C’è una ragazza che invece è già una bella ragazza e che mi dice che si farà presto un tatuaggio ma dove lo potrà vedere solo se lo vorrà, è una frase, dice, ma non vuol dirmi quale, poi cambia idea e mi comunica un pensiero tipo “oltre il confine c’è il cielo”, le dico che quindi si può andare anche oltre quel cielo; sì, alla fine dice che è così, c’è una amica con lei molto carina, si abbracciano spesso.

C’è un mio omonimo che gioca vorticosamente con le macchinette dei play senza staccarsi mai, e se lo fa, è solo per accompagnarsi ad un altro bimbo più piccolo di lui, una vera teppa, che gira con due giganteschi occhialoni da sole e che si siede al tavolino per fare un disegno pop molto bello, e quindi appena finito andarsene, è il “creativo” del gruppo si capisce.

Vicino a me intanto è sempre rimasto un altro bambino, 4 anni scarsi credo, tutto serio, non ride, aspetta di sentire e alla fine della fiaba chiede di disegnare, e si avventa sui colori e sui fogli, ne userà tantissimi. Comincia a disegnare la volpe, anzi la coda immensa della volpe, il leone non lo convince subito, poi capisce che può essere la svolta per battere il più grande Ramon, ci si mette di impegno, non stacca neppure per un attimo, ed ecco pronto il suo leone, stupendo.

Lo accarezzo, mi ha colpito subito più di tutti, per la prima volta mi sorride, mi chiede di disegnargli io una gallina, ma insieme a lui e sullo stesso foglio; la faccio, gli piace, ma lui è perplesso per la sua, non sa bene come impostarla. Gli chiedo allora di firmare il suo leone già finito, come gli altri bimbi, e allora vedo che chiama la sua mamma, fino a quel momento stava da solo e non voleva nessuno.

Arriva la mamma e senza bisogno di sentire cosa vuole capisce subito e gli tratteggia il nome, si fa così, lui poi la manda via e con calma e pazienza unisce con precisione certosina tutti quei trattini e alla fine si legge benissimo: KEVIN, ecco come si chiama. Capisco allora cosa devo fare e gli tratteggio la sua gallina, non viene un granché il mio tratteggio (neppure la mia gallina era gran cosa per vero), ma Kevin ci si dedica, la trasforma, la varia, la colora e poi: eccola bellissima, grande e luminosa, è soddisfatto si vede e io ancora di più; a quel punto mi si avvicina lui e non solo di nuovo mi sorride ma stavolta mi accarezza.

La signora bionda gli chiede se può regalargliela e allora lui si volta, non mi dice niente, e poi unisce col pennarello le due galline, la mia e la sua, e quindi le dice che è per me e me la da. Trattengo la mia commozione a fatica, continuiamo a giocare e a disegnare insieme, siamo felici tutti e due di avere trovato un nuovo amico.

Oggi non c’è Andrea, mi dicono, domani verrà invece Clara, e così ogni giorno qualcuno c’è e qualcuno non c’è, sembra impossibile ma ci si diverte e anche i genitori che passano in quel posto gran parte della loro giornata, della loro vita potrei dire, anche se di certo non lo volevano.

Arriva il momento di andare via, saluto tutti e abbraccio il mio amico Kevin che capisce e allora si mette a disegnare con il suo papà (faccia bellissima) che prima mandava via ogni volta che si avvicinava a noi due. Siamo di Bergamo, mi dice la sua mamma, molto giovane, una ragazza, so che hanno un fratellino più piccolo di Kevin perché me lo ha detto lui poco prima.

Me ne esco e prima di risalire sul mio motorino per andare a lavorare, mi fermo e penso a che mattinata fantastica che ho passato grazie al mio amico Gian Paolo Serino al reparto di pediatria dell’Istituto dei tumori. Sono passate alcune ore e non smetto di pensare a Kevin, ma ho il suo disegno, anzi, scopro, ne ho due, la sorpresa, quando apro il foglio, è che alla fine mi ha regalato anche… quello dell’Ippopotamo.

Fonte: Satisfiction/Davide Steccanella


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