Teatro nelle carceri: La tempesta perfetta

“Essere costruttori di ponti è un abito mentale, un atteggiamento etico, un percorso culturale ed educativo: dunque riguarda la coscienza di ognuno e i valori dei singoli individui…Ma è anche un’opera sociale e corale, chiede e presuppone reciprocità. Se il ponte viene costruito contemporaneamente da entrambe le estremità, l’incontro sarà più vicino e più sicuro, l’opera più stabile e duratura”.

Don Luigi Ciotti
La tempesta perfetta, locandina

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MONZA, TEATRO BINARIO 7
1 GIUGNO – ORE 20.30
LA TEMPESTA PERFETTA
Spettacolo teatrale, da W. Shakespeare

Il teatro nel carcere è uno strumento di integrazione e di riabilitazione sociale. L’obiettivo prioritario del nostro progetto è quello di offrire ai detenuti una concreta opportunità per riallacciare i legami con il mondo esterno grazie allo svolgimento di attività creative e altamente formative.

Il laboratorio teatrale curato, anche quest’anno, nel carcere di Monza dalla regista milanese Luisa Gay, ha favorito percorsi formativi ed educativi atti a promuovere l’autostima, la progettualità affettiva e professionale dei detenuti.

Il teatro è diventato un percorso volto all’educazione alla legalità, atto a creare uno spazio nel quale indirizzare le personali potenzialità creative e culturali e nel quale poter ricostruire un’identità sociale come opportunità di reinserimento nella cittadinanza attiva. I detenuti che vi hanno preso parte hanno avuto modo di compiere un percorso altamente formativo sotto il profilo culturale, artistico, pedagogico e disciplinare. Il teatro in carcere è un forte strumento di cambiamento per gli attori-detenuti ma è anche un mutamento del mondo carcerario a sostegno della legislazione più avanzata che persegue l’obiettivo del reinserimento in società di chi vive l’esperienza del carcere.

L’attività culturale ha svolto un importante ruolo di miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti attraverso la possibilità di tracciare un ponte tra la realtà carceraria e l’esterno, realizzando una moderna forma di comunicazione.

E’ necessario superare l’idea del carcere come luogo di pena per approdare ad una pratica dell’istituto rieducativo, la scuola e il teatro diventano un elemento fondamentale per una reale crescita del percorso di risocializzazione delle persone detenute.

L’esperienza del teatro è di per sé, un’esperienza forte, vibrante e, fatta all’interno di un istituto carcerario, permette di vivere un vero e proprio laboratorio su se stessi. Il teatro ha consentito un percorso di vita forte, un percorso totale. Per questo motivo è soprattutto una disciplina che esula dagli stessi contenuti del carcere, dalla vita reale. È una disciplina che ha alla base un grande rispetto per la propria persona, una voglia di autodeterminarsi e, quindi, mette in moto uno spirito di rivalsa, perché lo spazio creativo è l’unico predisposto per questo percorso. Il teatro è insomma molto di più sia di un momento ricreativo sia di un momento scolastico, perché con esso si imparano tecniche, si sperimentano toni e linguaggi, ci si mette alla prova.

Il Presidente
Antonetta Carrabs


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